Ho una
proposta o un favore da chiedere. Vorrei che, se ancora non c’è,
venisse istituito il “Premio Don Bosco”
e che il 31 gennaio di ogni anno tale premio venisse assegnato a una
persona che si è particolarmente distinta nella dedizione ai giovani,
nello stile di Don Bosco. La mia proposta nasce dal fatto che avrei
già la persona da proporre. Si tratta di un salesiano che mi è parso
eccezionale: don Ennio Borgogna. Premetto che io scrivo dal Kenya,
dove vivo come missionario da 21 anni. Ho conosciuto don Ennio tre
anni fa, quando venne a trascorrere il mese di agosto nella nostra
missione con una ventina di giovani del suo oratorio. Vi ha fatto
ritorno l'anno scorso e di nuovo quest'anno portando, nei tre anni una
sessantina di giovani di ambo i sessi nella missione di Makuyu per un
contatto più diretto con i nostri ragazzi.
Don Ennio vive con i suoi giovani 24 ore al giorno
e fa così non solo quando si trova in Kenya, ma anche nel suo oratorio
quando trascorre con loro i fine settimana, una volta in un posto,
un'altra volta in un altro, scegliendo conventi, abbazie, strutture di
accoglienza, case messe a disposizione da privati… Qui in Kenya,
la mattina prestissimo in chiesa,
a trarre alimento per la giornata che sarà lunga e faticosa. Poi lo
trovi in cucina a preparare la colazione per i suoi giovani che ancora
dormono e quindi, lo vedi passare, scherzando, da una camera
all'altra, a dare la sveglia, munito di un registratore
che dovrebbe trasmettere canti vari, ma che è stato troppo bistrattato
per riuscire ancora a trasmettere suoni che non siano rumori. La
colazione la farà parte in piedi, parte seduto a chiacchierare e a
programmare con gli animatori, capi scout, e poi lo ritrovi a lavare i
piatti: non è il suo turno, ma quale migliore occasione per scambiare
quattro chiacchiere con chi è di turno quella mattina? Il tempo
incalza e non si può iniziare il lavoro se prima non ci si è trovati
insieme per la preghiera e lì, di fronte all'Eucarestia, don Ennio
vuole che prenda il via la giornata.
Intanto i ragazzi hanno cominciato ad arrivare:
qui al centro se ne contano 500 600 700 … ma don Ennio, con metà dei
suoi giovani, su di un camion che raccoglie tutta la polvere della
strada sterrata che pare non finire mai va in un centro distante 10 km
circa dalla missione, e lì i ragazzi già lo aspettano e vogliono
giocare con lui, lo prendono per mano e si divertono un mondo quando
fa le boccacce o quando cerca di far scappare fuori tutta la sua gioia
di trovarsi con loro, anche se non può far loro comprendere il suo
italiano, né capire il loro kikuyu. Con loro ci sono
le aspiranti e le postulanti
delle FMA che saranno buone animatrici e interpreti, e la giornata è
tutta oratoriana, come nella Valdocco di Don Bosco: canti, giochi,
catechismo, preghiera e un buon piatto di granoturco e fagioli che
viene finanziato dall'oratorio di don Ennio e dal gruppo missionario
Amici OK (= Operazione Kenya), per più di mille ragazzi e
bambini ogni giorno. Alle 17:00, quando fa ritorno a casa, è rosso di
polvere (sì, perché qui la pelle è nera ma la polvere è rossa): sulla
camicia i ragazzi gli hanno lasciato i segni delle loro mani sporche
di terra e di fagioli che hanno mangiato con le mani, insieme con lui
e, a vederlo, sembra l'uomo più riposato del mondo. Un salto alla
doccia e poi rieccolo in cucina ad aiutare il cuoco, perché tutto sia
pronto per la cena. quando tutto è ultimato e ciascuno si trascina
dietro la stanchezza di una giornata di sole e di polvere, lui chiama
in cappella i suoi giovani e lì vuole che davanti al Signore venga
portato il frutto della fatica quotidiana.
Ma non è tutto finito:
dopo cena lo trovi a cantare con i suoi giovani, a ridere, ad
accennare a passi di danza – vero! – e poi a raccogliersi con loro in
silenzio per qualche momento di adorazione personale, o per una
riflessione di gruppo o per quello che lui chiama “deserto”.
E i giovani ci stanno alle sue proposte, perché lui le vive per primo
sulla sua pelle, giorno dopo giorno. Per tutto il tempo che è stato
tra noi, non sono riuscito a ottenere che la ragazza delle pulizie gli
lavasse la biancheria, neppure per una volta: trova il tempo anche per
quello e non vuole essere da meno degli altri del gruppo. Ogni
settimana c’è un giorno libero per una gita. I tanti gruppi passati di
qui in questi anni hanno scelto i bellissimi parchi (safari) del Kenya
o la “linea” dell’Equatore o le pendici del monte che dà il nome alla
nazione, il monte Kenya appunto, o… Ma lui di tutto ciò non ne vuole
sapere: “Non siamo qui per questo”; e le mete del gruppo saranno una
visita agli slums, alla nostra casa per i ragazzi di strada (street
children), o una giornata trascorsa al Cottolengo di Nairobi a
giocare con i bambini malati di AIDS.
Quando ti parla dei suoi giovani
e del suo oratorio, si infiamma tutto: “È proprio la sua vita stare
con loro”. La prima volta mi telefonò dicendomi che sarebbe venuto
nella missione con 20 giovani, s’accorse subito che io ero perplesso e
così la mia comunità. Allora con tutto il calore di cui era capace,
perorò la sua causa e ciò che mi convinse fu la passione con cui parlò
dei suoi giovani, quasi fossero suoi figli: “Guarda che i miei
giovani sono bravi e non vengono per fare turismo… vedrai, ne sarai
contento!”. È appena un mese che don Ennio ha fatto ritorno
in Italia, e già è stato capace di andare coi suoi giovani a Lourdes
per servire gli ammalati. Più di uno mi ha detto: “Il nostro oratorio
gli deve tutto”. Non sono un esperto conoscitore di Don Bosco, ma per
quello che conosco di lui, posso dire che don Ennio ne è una degna
copia. Dimenticavo di dire che da qualche anno, ha superato i 70 anni…
e adesso mi dica lei se non è il caso di dire che in lui Don Bosco ci
ha regalato un grande salesiano!